Il linguaggio del colore nelle opere pittoriche dell'artista

IVANOE ZAVAGNO a Sesto al Reghena fino al 18 Novembre

Articolo comparso su "Il Popolo" del 14 ottobre  2007 ad opera di Giulio Ragazzoni


Intenso, vibrante, luminoso ed evocativo dei momenti più diversi della realtà nella semplicità ed insieme drammaticità dei suoi aspetti, è il colore delle composizioni musive e pittoriche di Ivanoe Zavagno, presenti fino al 18 novembre nel salone abbaziale di Sesto al Reghena. Una presenza viva, palpitante che si rivela in un colore che assume le più complesse tonalità che si manifestano ora incisive e balenanti, ora tenui e delicate, a rievocare situazioni ed episodi che dalla storia si estendono al quotidiano e al paesaggio.

Perché è proprio il colore l'elemento portante del suo linguaggio che procede sicuro attraverso l'antica tecnica del mosaico con una freschezza che tutto rende attuale, senza tuttavia spezzare i legami con una secolare tradizione. Così in "Fondale marino" la luminosità e la lucentezza dei singoli elementi che compongono il mosaico, dalle - tessere - ai sassi levigati, ci offrono immediata la visione di un aspetto del mare nella trasparenza del suo liquido elemento che in realtà non esiste.

Di fatto è che abbiamo l'impressione dì vedere questo - fondale - ma in realtà la nostra percezione è creata soltanto dal brillare dei singoli materiali, quasi un tappeto marmoreo vibrante all'immaginario riflesso delle acque. E così è in "Darsena di notte" una visione notturna balenante di luci corrusche, di tonalità accese come sul punto di spegnersi, mentre un silenzio profondo avvolge il paesaggio. E' un silenzio però che cela una intensa vita notturna che si rivela in un denso articolarsi di luci ed ombre che il nostro sguardo cerca di penetrare per coglierne la vita segreta.

Luminoso, "II mio giardino" così ricco di smaglianti tonalità di rosso acceso e di verde smeraldo, di giallo e di azzurro che brillano, allietano lo sguardo, accendono la
fantasia, come tenui e delicati sono "I colori dell'autunno" smorzati, e che tuttavia non hanno ancora perduto il loro vigore per quegli sprazzi improvvisi, intensi e quasi sul punto di naufragare nell'ombra.

Capacità di intuizione nel cogliere anche le piccole cose, fantasia creatrice e memoria si avvertono con pari intensità, nei dipinti, collocati al centro della grande sala abbaziale, perché più immediato appaia il riscontro con le composizioni musive. Un riscontro puntuale che implica non un cammino parallelo, ma un procedere unitario che si manifesta, in una comune intensità cromatica che crea le immagini o ce le fa intuire in un armonico rapporto di tonalità che rivelano la-forza di un fare artistico denso di memorie e di ricordi. E' il caso dei già ricordati "Colori d'autunno" che nella pittura trovano, compiuta consonanza nel delicato sfumare delle ombre e delle luci e in quella atmosfera settembrina che tutto avvolge con rapidi sprazzi di intenso colore. E come nel mosaico appaiono motivi drammatici "Scoppio di meteoriti", "La furia dell'onda" a ricordare eventi di carattere cosmico o vicini al nostro tempo, con una vibrante intensità espressiva, cosi nella pittura sono presenti motivi di tragica attualità "Omaggio alle fosse ardeatine", "Esodo dal Kossovo" che rimandano ad episodi dove è tutta l'irrazionalità dell'agire umano.

Senza dimenticare certe immagini come "La predica del Savonarola" colta di spalle, quasi profetica questa figura, incisiva e forte nel gesto, avvolta in una atmosfera che dice tutto il suo impeto, il suo ardore, il momento drammatico del suo tempo. E all'opposto "L'Arlecchino metafisico", immagine come collocata in una dimensione senza tempo, pur aderendo ad una concretezza formale di originale impostazione.

Una mostra che non può essere collocata in una particolare tendenza, pur partecipe del nostro tempo, perché ha una sua spiccata originalità che nettamente si distingue e la colloca, a pieno titolo, nell'ambito dell'arte italiana.